UDIENZE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: AGGIORNAMENTO

13 Mai , 2020 Artikel

Come abbiamo visto, il Decreto Legge n. 18/2020 ha previsto (art. 83, comma 7, lettere f e h) che gli uffici giudiziari organizzino lo svolgimento delle udienze civili fissate sino al 30 giugno 2020 (termine poi prorogato sino al 31 luglio 2020) tramite collegamento da remoto (per le udienze che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori e dalle parti) o tramite trattazione scritta (per le udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti).

Abbiamo anche visto, nello scorso articolo, la predilezione degli organi giudiziari per la trattazione scritta delle udienze, invece che per quella da remoto in videoconferenza.

Aggiorniamo ora la situazione, con particolare riguardo al nostro foro di Milano.

Nonostante siano stati emessi alcuni provvedimenti di fissazione di udienza con svolgimento mediante collegamento in videoconferenza, è confermata la predilezione per la trattazione scritta dell’udienza, che risulta essere utilizzata in un numero di volte di gran lunga maggiore.

Nelle nuove Linee Guida emesse dal Presidente del Tribunale di Milano il 7 maggio 2020, si legge che i Presidenti di sezione del settore civile “concordano sull’espletamento delle udienze principalmente nelle forme stabilite dalla lettera h) [ovvero con le forme della trattazione scritta] del comma 7 dell’art. 83 D.L. 18/20”.

E ciò sebbene, come giustamente osservato dal Presidente del Tribunale nel medesimo provvedimento citato, “la garanzia di assicurare il non contatto sociale per abbassare al massimo il pericolo di virosi da Covid-19 è in diametrale opposizione a quella che è la regola dell’ordinaria trattazione dell’attività giudiziaria che si svolge, sia nel settore civile che nel settore penale, giudiziario e amministrativo, pretendendo una interlocuzione orale e concentrata nel medesimo ambito spaziale, in diretta dialettica con il Giudice”.

Nonostante questa giusta osservazione, viene privilegiato, almeno nella prassi, il ricorso alla trattazione scritta dell’udienza, invece di quella in videoconferenza. Certamente anche quest’ultima non è esattamente sovrapponibile allo svolgimento della normale udienza con la compresenza fisica di tutte le parti e del Giudice in una medesima aula, ma la può sostituire (nel periodo di emergenza) sicuramente meglio della mera trattazione scritta; almeno l’oralità e l’immediatezza delle difese, col sistema di videoconferenza da remoto, sono garantite, anche se solo in uno spazio ed in una stanza virtuali.

Invece così non è ed anziché fornire indicazioni chiare ed univoche ai Giudici nel senso di privilegiare la forma della videoconferenza laddove tecnicamente possibile, la scelta, in modo alquanto discutibile, “delle specifiche modalità di trattazione delle udienze è riservata alla decisione del Giudice della causa, anche in relazione alla natura ed alle specificità della stessa” (Protocollo per udienze civili del Tribunale di Milano e dell’Ordine degli avvocati di Milano del 4 maggio 2020).

Probabilmente la causa di questa decisione la si trova esplicata sempre nello scritto del Presidente del Tribunale che cita “condizionamenti esterni logistici, informatici, di assistenza”, nonché “difficoltà attuative determinate dalle consuete insufficienze di risorse rispetto agli obiettivi nominalisticamente posti”.

Ci conforta che il Presidente del Tribunale abbia in proposito disposto “che i presidenti e i giudici delle sezioni civili provvederanno a complementare l’implementazione – richiedendo se necessario l’intervento del servizio manutenzione e del CISIA – dei programmi messi a disposizione dal Ministero della Giustizia (Teams, Skype Professional, etc.) per le videoconferenze e, comunque, per l’interlocuzioni a distanza relativa allo svolgimento di camere di consiglio e di udienze – per le quali non sia prevista la presenza di testi o altri soggetti privati diversi dalle parti – a remoto”.

Speriamo che effettivamente sia così e che al più presto vengano implementati per tutti i Giudici gli strumenti tecnici necessari per lo svolgimento delle udienze in videoconferenza (che per inciso non pare una grossa difficoltà: basti pensare che praticamente tutte le scuole di ogni ordine e grado e migliaia di studenti, anche della scuola primaria, sono stati messi in grado, nel giro di pochissimi giorni dall’esplosione dell’emergenza, di utilizzare sistemi di videoconferenza per lezioni in streaming) e che poi gli strumenti vengano effettivamente utilizzati.

Laura Mantelli